lunedì 12 marzo 2012

Buonanotte 23 (o degli occhi e dei gabbiani)

Occhi. Aperti, spalancati su un vortice di parole confuse.

Le guardano, come un gabbiano alla  ricerca di un mare che sembra lontano. Irraggiungibile.

Quegli occhi ormai quasi disidratati sanno, come quel volatile sfinito, che la libertà è là, in quel mare di parole che sta iniziando ora a delinearsi, formando un paesaggio meravigliosamente iconico, una frase finalmente compiuta.

E la meraviglia arriva, con la consapevolezza di avercela fatta. Ancora una volta.

Gli occhi si chiudono, il pennuto ha raggiunto l'irraggiungibile.

Si guardano, sorridono compiaciuti e se ne vanno.

Ognuno per la sua strada, ora che l'hanno trovata.

Buonanotte

domenica 11 marzo 2012

Buonanotte 22

Spazi troppo piccoli per contenere insieme quiete e tempesta, lampo e tuono.

Si sprecano metafore atmosferiche, le poche che nel loro naturale coesistere e nella loro forza brutale possono riflettere le sensazioni interne.

La complessità del mondo che globalmente riesce a spiegare la semplicità di un singolo, che però ritorna a essere complesso in un circolo vizioso e vorticoso mal esplicabile.

Niente di nuovo. Mai.

Buonanotte

sabato 10 marzo 2012

Buonanotte 21

Non chiamo mai i miei sogni col loro nome, lo trovo inutilmente ridondante, uno specchietto per un allodola troppo grassa per muoversi alla giusta velocità.

Non credo in molte cose, essendo cinicamente abituato a forme non troppo credibili di per sé.

Non li chiamo mai troppo forte, dato che ormai ho capito il loro incedere lento ma inesorabile, come un macigno pesante ma che allevia il dolore interno del sentirsi leggeri, in grado di prendere il volo.

Come se,paradossalmente, un sogno in sé fluttuante, foriero di leggerezza, fosse proprio ciò che mi tiene di più coi piedi inchiodati a terra.

Buonanotte

martedì 6 marzo 2012

Buonanotte 20

Stati d'animo contrastati e contrastanti in questo spazio precedente al profondo sonno che (spero) mi sta per accogliere tra le sue braccia.

In fondo non serve molto per essere felici; andando ancora più in fondo forse non serve essere felici, ma solo riempire spazi vuoti.

Spazi inutilizzabili se non come lasso di tempo in cui riflettere la propria condizione, e riflettendola esporla ad un pubblico inadatto a capire, troppo ignorante per intendersi di certe cose.

Come far ascoltare Shadowplay ad un usuale consumatore di ligabui e negrita vari.

Come, cioè, volersi far del male, consapevolmente.

Buonanotte, anche a quel pubblico.

lunedì 5 marzo 2012

Elucubrazioni mattutine 17 (infatuazioni croniche)

Tutto inizia. Ad un certo punto.
Vite, idee, sogni forse troppo incoscienti, tutto ha un inizio, uno start, la condizione sine qua non.

E certo che ci dev'essere qualcuno che dia il la a un concerto, altrimenti tutti stonerebbero, nessuno avrebbe il coraggio di ammetterlo ma il meglio andrebbe a rotoli, e al sopraggiunto peggio andrebbe la palma di vincitore.

Questo se non ci fosse un inizio; in tutte le cose, il primo periodo, chiamiamolo qui infatuazione, è comprensibilmente il migliore; l'effetto novità, unito al piacere di scoprire lati di sé finalmente non più sopiti rende piacevole ogni cosa; l'infatuazione, per una donna, per un lavoro, per qualsiasi piccolo mattone posto sulla casa che stiamo costruendo, è il momento in cui tutto è meravigliosamente sensato.

Poi arriva, lenta ma neanche tanto, la forza dell'abitudine, quella forza costringente che ti fa sentire il peso del mondo addosso; ogni passo diventa imponentemente faticoso, come se fossimo immersi in gel balistico.

A questo punto ogni cosa potrebbe finire, lasciando che una nuova infatuazione arrivi, spazzando via tutto; non sto parlando solo di relazioni sentimentali o pseudo tali, ma di qualsiasi cosa fatta, di qualsiasi esperienza compiuta, di qualsiasi libro letto.

Ed è a questo punto che le cose veramente belle ti riconquistano, lasciando, invece che spazio ad una nuova infatuazione, il dubbio e insieme la certezza che non puoi, in nessun modo, farne a meno.

E' dopo aver scoperto la noia dell'abitudine, che le cose meritevoli aprono il sipario, distruggendo brutalmente l'intorno, mero artificio mentale.

sabato 3 marzo 2012

Buonanotte 19 (o di un rosso cartello esagonale)

C'era un rosso cartello esagonale a margine del crocevia che stavo attraversando.

Un candido, innocente, semplice stop, a delimitare tutto ciò che sono sempre stato da quello che non sarò mai.

Tutta la mia vita, quella iperreale e ipertrofica era al di qua, e dal cartello si dipanava una linea piuttosto immaginaria che teneva compatto il mio io.

Al di là illusori sogni, idee fin troppo blasonate ma che provenivano evidentemente dalla mia testa.

I miei sogni, le mie vite immaginate, tutto quello che in tempi e modi indefiniti e indefinibili avrei voluto essere.

Al di qua nient'altro che il mio essere tangibile, al di là nient'altro che il mio voler essere di più.

E un rosso cartello esagonale da spartiacque, da rete fin troppo alta da scalare.

Buonanotte

giovedì 1 marzo 2012

Buonanotte 18

Erano attimi di insoluta certezza quegli attimi sospesi nel tempo come alianti in balia dell'evidente prepotenza atmosferica.

Attimi di noncurante idealizzazione del mondo circostante, quegli attimi in cui sogni mondi nuovi, adatti all'immagine non sempre cristallina di perfezione che di volta in volta muta, e mutandosi evolve in una continuata e perenne voglia di fuggire, cambiare qualcosa.

Erano attimi di voluto isolamento quegli attimi perfettamente strutturati come forme architettoniche platonicamente al di là del reale.

Attimi che vorrebbero essere ore, rivendicando un ruolo maggiormente risolutivo.

Attimi come pioggia battente, instancabile maestra di vita che non si accontenta di bagnare, ma inonda.

Quegli attimi adatti per dire una semplice, fin troppo banale parola: buonanotte