venerdì 7 settembre 2012

Due Mondi (dal blog di RadioZio)

C'era una volta un mondo, fra tanti.
Giallo e Nero predominavano; era un mondo di condivisione, di belle idee e di semplice comunicazione.
"Abolire i mezzi pesanti!"
"un mondo a portata di microfono".
C'era una volta un mondo, di pochi.
Predominava la volontà di cavarsela in qualche modo.
In qualsiasi modo.
Non è che fossero in conflitto, i due ecosistemi, ma le culture erano troppo diverse, e i fortunati gialli e neri credevano in qualcosa, nella forza della propria voce, ad esempio.
Nessuno degli altri lo capiva, in quel momento.
Insomma, non c'era niente da fare, o almeno sembrava, il giallo e il nero non stanno bene insieme, diceva qualcuno; parole al vento, il giallo e il nero sono meravigliosi, diceva qualcun'altro.
Poi un uomo si affacciò a una terrazza, era gialla e nera, come tutto del resto; di fronte aveva una donna, vestita normale (così credeva lei).
I due si guardarono intensamente e lui, con il solo mezzo che aveva, un microfono, le disse: "Sei bellissima" e lei: "non avevo mai notato come il giallo e il nero stessero bene insieme".
Lui fece un salto, e i colori si mischiarono, e loro si mischiarono, e fu sera e fu mattina, e fu bellissimo.


A.B.

vedi http://rzradiozio.blogspot.it

martedì 21 agosto 2012

Il "dice che..."

Il dice che è il nostro sport nazionale; ancora non olimpico, ci stiamo lavorando.

Racconti di terzi passati, filtrati da membra di altri, cambiati, mescolati.

Il dice che, fonte e causa di ogni male. Entropica forza che spinge a osare di più, correggendo rotte immaginifiche.

Prima e vera malattia cronica, fattiva storia che si trasforma.

Dice che. Un must. Slogan percettivo, unicuum che congiunge vite, crea scintille, distrugge rapporti.

Lui, il solo, il grande, dice che.

sabato 4 agosto 2012

L'inverno sta arrivando (da L'Atipico Luglio-Agosto 2012)

Scipione, Caronte, Lucifero, una banda di allegri nomignoli, come al solito, ci sta deliziando, acclimatandosi (ma non ci stiamo acclimatando noi, anzi, soffriamo le pene dell’inferno – appunto).


E presto arriverà il toto - tormentone di questi tre mesi, mentre io bestemmierò parole senza senso, cercando di capire quello che sto leggendo, vedendo, sentendo.


E così passerà un’altra estate, e purtroppo sarà uguale a tutte le altre, giovani adolescenti in cerca di rifugi bui arredati da musica di profondo cattivo gusto e alla scoperta della loro sessualità agli albori, ancor più giovani bimbi innocentemente entusiasti dei giochi sulla spiaggia, e adulti che vorrebbero tornarci, bambini, ma che fanno finta di sapere tutto, chiusi dietro scure lenti e pagine rosa di giornali.


Insomma niente di nuovo, nonostante la crisi ci sarà il solito “esodo” (che quest’anno assume un senso anche in forma “previdenzial-pensionistica”), ci sarà la solita, strabordante, massiva deflagrazione culturale, con annessi e connessi.


Tutto come sempre, purtroppo, o per fortuna, che essere inconsapevoli, di questi tempi, è forse un bene, andare nella solita spiaggia in mezzo ad altri mille è sentirsi parte di un tutto, o perlomeno di qualche cosa, è accontentarsi, ma è la stessa cosa da fare nella vita, tutti i giorni, forse.


Forse, perché credere che ci sia una via d’uscita, un qualsiasi spiraglio, è sempre confortante, ed è quello che come al solito mi impone, mi consiglia, richiamandomi alla lucidità, di non frequentare “certi-posti-e-certa-gente-stai-attento-che-non-si-sa-mai”, ma anche e soprattutto di continuare per la mia strada, nonostante i caldi, nonostante tutto.


Tanto poi tornerà settembre, ottobre, la vita di sempre anche nel mondo fiabesco del circo estivo,  e allora tutti diremo, chi con più chi con meno enfasi, citando Il Trono di Spade e Lord Stark, “L’Inverno sta Arrivando”.



giovedì 26 luglio 2012

Collage Mentale

Sopraggiunge spesso un senso di nausea.

Altrimenti detto: odio-incline-alla-violenza.

Ma poi non sfocia mai in atti di così-ampia-e-incivile-portata.

A pensarci, la mia testa è anticostituzionale.

Tra il dire e il fare, c’è di mezzo un-circuito-neuronale, o quel che è.

Addio, le disse, ma non ascoltava.

È come essere morti, vivendo.

Non è come sembra, ma sembra quel che è.

Braccia intersecate, corpi vicini, amore al quadrato.

Cazzo

Non me ne frega niente di Dio, del Demonio, dei sacramenti e di TE.

Tasselli di ricordi, letture, esperienze, si uniscono, a volte, e creano una mappa, che non porta mai a niente.

Vorrei saperla leggere, talvolta, per vedere se funziona, ma non ci spero tanto.

Domani iniziano le olimpiadi.

Cinque continenti che si intersecano in una bandiera bianca.

Embé?

Vorrei essere ascoltato, ogni tanto.

Mi sento chiuso in un cubo di plexiglass, non riesco a respirare

Embé?

Ciao, disse, e lei rispose: chi sei?

venerdì 20 luglio 2012

Umano, troppo umano. Odio

Odi diversi, particolari, essenziali.
Naturali, come certe involontarie allergie.
Brutali, come carne macellata.
La forma più pura e vera di vita. Odio.
Niente falsi buonismi, per favore.
Vedo mille persone al giorno, e la maggior parte la aborro, impegnata com'è a cercare un modo per occupare spazi di tempo, ancorché inconsciamente mera consumatrice, senza volontà, senza desiderio, senza spiragli.
Niente vie d'uscita, odio, in gran parte, fin troppo, ma mi accorgo sempre più di non credere ad altro.
Troppo semplice, amare tutti, troppo finto.

Umano, troppo umano, odiare

giovedì 19 luglio 2012

Così, per dire

Omaggio al vecchio cinema. Quello vero. Quello tanto-bello-da-non-essere vero.

Razzo nell'occhio della luna. Le voyage dans le lune.

Hugo Cabret, il cameo di scorsese.
Piccoli sorsi di gioia, ogni tanto.
Amore, quello vero, per empatiche affinità sensoriali con pellicole che sfrigolano, anzi non lo fanno più.
Almeno credo.
Il mondo, quello vero, sempre piatto nonostante l'abbiano confutato, cosi come fanno con tutto.

Peraltro non capisco ancora, o forse sì, tante coincidenze, come quelle di treni impauriti nell'affrontare chilometri come spiagge deserte.
Un sibilo, un rantolo, quel che è.

Così, per dire.

martedì 17 luglio 2012

Preventivamente Contrario

Non credo nei preamboli, nei preliminari, in quelle pause preventive fatte apposta, ad arte(fatte).

Tutto subito, vorrei, ma non credere negli scalini necessari all'obiettivo diventa anch'esso uno scalino, spesso volontariamente insormontabile.

E sempre più immagino di essere in un film, a volte visto altre ineditamente mio, e lo plasmo, ma il finale è sempre quello alternativo.
L'attesa diventa sogno, come i ritardi perenni degli altri.
Forse i film immaginati a volte si realizzano, ma sono preventivamente critico al riguardo.

Non vorrei rovinarmi un finale che so già diverso. La recita può durare ancora. Il film non è ancora alla conclusione.

Fin (come nelle migliori pellicole d'annata)